Progetti

Elenco delle attività educative svolte nell’ultimo anno:

Le attività didattiche per la cura e la scoperta del patrimonio di valle nell’anno 2025 hanno coinvolto diversi pubblici: scuole primarie, istituti superiori e licei, Rsa, associazioni che si occupano di persone con fragilità e disabilità, migranti e nuove generazioni. L’obiettivo, per tutti, era attraverso percorsi e attività mirate per ognuno, accrescere la conoscenza del patrimonio di valle, conoscere meglio il territorio e i suoi punti di forza, creare legami con comunità differenti.

Il primo progetto educativo ha coinvolto gli studenti dell’indirizzo artistico del Liceo N. Rosa di Bussoleno nell’ambito del PCTO (ora FSL). L’esperienza ha coinvolto Museo, Archivio e Biblioteca diocesani e ha permesso ai ragazzi di entrare in contatto con il lavoro concreto di tutela, valorizzazione e comunicazione del patrimonio culturale.
Attività svolte:
Il percorso si è articolato in più incontri, per un totale di 40 ore, e ha previsto una metodologia fortemente laboratoriale. Gli studenti sono stati suddivisi in gruppi di lavoro, ognuno con un compito specifico ma coordinato all’interno della progettazione complessiva.
Nel primo modulo i ragazzi hanno avuto modo di conoscere, visitare e capire gli spazi delle col- lezioni, delle mostre e i siti del sistema MAB. Hanno visitato il Museo Diocesano, gli spazi di archivio e biblioteca e lo scavo della cripta della cattedrale, tutt’ora in corso. Hanno potuto così osservare le opere, i documenti e gli strumenti di conservazione, raccogliendo materiali visivi e informazioni utili alla produzione dei contenuti. Hanno quindi elaborato un piano editoriale pensato per raccontare il ruolo del MAB nella conservazione del patrimonio ecclesiastico.
Il lavoro consisteva nel progettare una possibile musealizzazione del nuovo percorso della cripta, con linguaggi contemporanei e rispettosi del luogo, che tenessero conto delle esigenze della comunità della chiesa ma anche delle richieste turistiche e culturali che il sito richiede.
La valutazione del percorso è stata molto positiva. Gli studenti hanno dimostrato interesse, continuità nella partecipazione e una crescita visibile nella capacità di lavorare in gruppo. Dal punto di vista tecnico, hanno acquisito nuove competenze nel campo della comunicazione visi- va, dell’elaborazione narrativa e della progettazione. Hanno saputo applicare e adattare queste competenze a un contesto reale, imparando a confrontarsi con vincoli, obiettivi e pubblico di ri- ferimento. Anche dal punto di vista relazionale, i gruppi hanno funzionato in maniera efficace: la divisione dei ruoli, il confronto interno e la negoziazione delle scelte hanno reso il lavoro più maturo e consapevole.
I ragazzi hanno portato uno sguardo fresco e spontaneo, capace di suggerire soluzioni comunicative nuove rispetto ai linguaggi abituali degli istituti culturali. Questo scambio tra competenze professionali e creatività studentesca ha arricchito l’intero percorso.
L’esperienza ha rappresentato un’occasione concreta per conoscere dall’interno un’istituzione culturale, scoprire le professioni che ruotano attorno alla conservazione dei beni e sperimentar- si in un lavoro progettuale dotato di reale utilità. Molti di loro hanno espresso sorpresa nel vedere quanto lavoro ci sia dietro la tutela del patrimonio e quanto sia importante saperlo raccontare in modo efficace alle comunità e alle nuove generazioni.

Il secondo progetto, più complesso, ha coinvolto diversi pubblici:
Il progetto denominato “Tracce. Cammini, immagini e segni di speranza” si è svolto coinvolgendo quattro pubblici diversi in un percorso inclusivo e creativo all’interno di luoghi simbolici del territorio. L’intera iniziativa ha avuto come filo conduttore il tema della speranza, intesa come cammino condiviso, incontro e costruzione di legami attraverso il patrimonio culturale.
Fin dall’inizio il progetto si è rivelato capace di mettere in dialogo comunità differenti, valorizzando i beni ecclesiastici come spazi di relazione e crescita. Ogni attività ha mantenuto un carattere specifico e un’impronta fortemente esperienziale, pur contribuendo a una narrazione comune.
Il primo percorso, “Il cammino dei simboli”, ha coinvolto le classi quarta e quinta della scuola primaria in un’esperienza ludica e formativa all’interno del Museo Diocesano. Dopo un incontro di preparazione in aula, i bambini hanno esplorato con entusiasmo i simboli presenti nelle opere, trasformando la ricerca in una vera caccia al dettaglio. Partendo da un’immagine estrapolata dal contesto di un’opera hanno dovuto cercare, all’interno degli spazi museali, le opere alle quali l’immagine si riferiva. Il laboratorio finale, durante il quale hanno riportato le loro esperienze, ha consentito di comprendere quanto i simboli siano parte fondamentale per comprendere ed elaborare messaggi più complessi, inoltre ha fornito loro strumenti importanti per la conoscenza del patrimonio del territorio, mostrando una sorprendente maturità nel collegare simboli e significati.

Il secondo itinerario, “Accessi. Visioni e narrazioni”, ha offerto alle persone con disabilità una visita personalizzata all’Abbazia di Novalesa. Gli utenti del centro diurno de “Il filo di Arianna”, operante in Valle di Susa da diversi anni, hanno visitato l’abbazia. Ad ognuno di loro è stata consegnata una macchina fotografica per portarli a osservare dettagli. Il laboratorio
fotografico-narrativo ha permesso ai partecipanti di restituire la propria visione del cammino attraverso scatti e brevi pensieri, creando una serie di narrazioni intime e sincere. L’esperienza ha rivelato come il patrimonio culturale possa essere spazio di espressione per linguaggi diversi e occasione per sperimentare forme nuove di narrazione.

Il terzo percorso, “Corpi in cammino”, ha coinvolto gli utenti della RSA Casa Boretto e alcuni studenti dell’ITIS E. Ferrari di Susa. Il percorso multisensoriale nella Cattedrale di San Giusto, con luci, suoni, profumi e oggetti tattili, ha favorito un coinvolgimento pieno e non giudicante. La successiva attività di movimento lento, guidata dalla danzaterapeuta Monica Re, ha offerto un momento di ascolto corporeo e di espressione non verbale, adattato alle possibilità di ciascuno. Il gruppo ha risposto con partecipazione attenta e serena, mostrando come il corpo possa diventare canale di relazione e memoria. Inoltre è stato un momento importante di in- contro tra generazioni diverse, accomunate però dal vivere nello stesso territorio. Persone apparentemente distanti per età, cultura, formazione ed estrazioni vivono in realtà nello stesso ambiente, con le stesse feste e gli stessi riferimenti culturali. L’attività ha consentito una connessione non scontata.

Infine, il quarto percorso, “Altrove è qui”, ha visto protagonisti alcuni giovani migranti ospiti del centro della Croce Rossa di Bussoleno. La camminata comunitaria verso la cappella di Foresto ha rappresentato non solo un’occasione per conoscere il territorio, ma anche un modo per con- dividere storie, parole in più lingue e momenti di silenzio. La visita alla cappella Madonna
delle Grazie, del sistema di Chiese a Porte aperte, ha consentito di spiegare loro parte del patrimonio culturale, materiale e immateriale della valle di Susa, scatenando in loro molte do- mande. La cappella, un tempo luogo di sosta di pellegrini lungo la via Francigena, ha in realtà dato il via a una serie di racconti dei loro “viaggi di speranza” verso un futuro migliore. La me- renda comunitaria conclusiva ha contribuito a creare un clima disteso e aperto al dialogo tra partecipanti e abitanti della frazione, parlando di origini, di sogni, di futuro, di comunità.
Nel complesso, le attività hanno coinvolto oltre un centinaio di persone tra utenti e operatori, rafforzando il legame tra beni culturali, istituzioni educative e servizi territoriali. La qualità del- le interazioni, l’entusiasmo dei partecipanti e la cura degli operatori hanno confermato la validità dell’approccio di welfare culturale, capace di unire dimensione artistica e benessere relazionale.
Il progetto ha dimostrato che la cultura, quando resa accessibile e condivisa, diventa un ponte tra realtà diverse, un’occasione per riattivare memorie, costruire relazioni e generare nuove forme di partecipazione comunitaria. “Tracce” lascia un’eredità concreta: un territorio più con- sapevole del proprio patrimonio e comunità che, attraverso l’esperienza, hanno ritrovato segni e immagini di speranza.

Progetti espositivi

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